La nostra storia è quella di tutte le persone che hanno lavorato con noi per oltre un secolo. È la storia della nostra terra, dei nostri boschi di castagno e di tutto quello che, insieme, abbiamo fatto per averne cura. È una storia fatta di tanti successi, ma anche di recenti e amare sconfitte. La chiusura della nostra cartiera è una di queste. Abbiamo dovuto piegarci alla dura legge del mercato: la concorrenza sempre più spietata, sistemi alternativi di produzione della carta e il costo dell’energia alle stelle hanno portato noi e tutti gli stabilimenti dell’Europa occidentale simili al nostro, a dover fermare la produzione. Una decisione che mai avremmo voluto dover prendere.
Forti però della convinzione che “la grandezza dell’uomo non sta nel non cadere mai, ma nel rialzarsi sempre dopo una caduta”, abbiamo cercato una strada alternativa da percorrere, un’alternativa valida e realistica per riconvertire la nostra produzione storica di tannino, un prodotto naturale, e per salvare la nostra comune capacità di lavoro.
Da questa volontà precisa è nato il progetto di riconversione della esistente centrale elettrica, fino ad oggi alimentata con gas, olio combustibile e sostanze derivate dalla produzione della carta, in una centrale termoelettrica alimentata solamente con il nostro legno. Delle 150.000 tonnellate di legna di cui l’impianto avrà bisogno, più della metà proverrà dalla lavorazione del tannino, e la quota rimanente sarà acquistata dai produttori locali.
